WELBY e DEONTOLOGIA MEDICA

Natale 2006


Cosa c’entra l’intervento medico del dott. Mario Riccio, sul sig. Welby,  con l’eutanasia?

Perlomeno nell’accezione del diritto positivo o della morale cristiana?

Gli “unti da dio”, che  insegnano oggi  addirittura anche ….la Deontologia Medica, farebbero bene a starsene zitti.

La Federazione Nazionale degli Ordine dei Medici e degli Odontoiatri, proprio  il 16 dicembre 2006, ha aggiornato il Codice di deontologia medica, confermando quanto già ogni medico conosce.

Riporto  uno stralcio significativo:

“ Rapporti con il Cittadino - DOVERI di ASSISTENZA

Art. 35 - Acquisizione del consenso -

Il medico non deve intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l’acquisizione del consenso esplicito ed  informato del paziente. …..

….. In ogni caso, in presenza di documentato rifiuto di persona capace, il medico deve desistere dai conseguenti atti diagnostici e/o curativi, non essendo consentito alcun trattamento medico contro la volontà della persona. …..

Art. 39 - Assistenza al malato inguaribile -

In caso di malattie a prognosi sicuramente infausta o pervenute alla fase terminale, il medico deve improntare la sua opera ad atti e comportamenti idonei a risparmiare inutili sofferenze psico-fisiche e fornendo al malato i trattamenti appropriati a tutela, per quanto possibile, della qualità di vita e della dignità della persona. ….”

Ben diverso  il significato di eutanasia, ed il  divieto di praticarla, per il Codice di deontologia medica!

“Doveri generali del medico. -  ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI E TERAPEUTICI

Art.17 - Eutanasia -

Il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare nè favorire trattamenti finalizzati a provocarne la morte.”

Certamente i trattamenti finalizzati a provocare  morte del malato non rientrano tra quelli diagnostici e/o terapeutici.

E il dott. Riccio non li ha sicuramente attuati sul sig. Welby, che non li ha nemmeno richiesti.

Welby non consentiva più gli atti terapeutici che gli venivano praticati contro la sua volontà.

E contro la sua dignità.

Il  caso, a mio avviso,  rientra pacificamente nelle fattispecie deontologica di cui agli art. 35-39.

Per le toghe e per le tonache, non lo so.


dott. Massimo Corradini - Trento -

(già Consigliere dell’Ordine dei Medici dal 1997 al 2005)